Intervista accademica a Rossana Ferraro, docente esperto in cooperazione internazionale per l’antiterrorismo informatico, già in piena emergenza pandemica, nonché anche membro C.R.E.G. presso Università degli Studi di Roma Tor Vergata: "La vera sfida è difendere il perimetro della nostra psiche. La NIS2 trasforma la consapevolezza in responsabilità oggettiva. Siamo diventati spettatori della vita degli altri e distratti protagonisti della nostra".
Inizia con questa riflessione la nostra conversazione con la Dott.ssa Rossana Ferraro, che nella vita professionale lavorativa è un appartenente alla magistratura italiana nella funzione di Giudice di Tribunale, Gop. Il suo punto di osservazione è però privilegiato come docente esperto in cooperazione internazionale per l’antiterrorismo: analizza come le fragilità umane si trasformino in minacce per la sicurezza degli Stati. In questa intervista, ci spiega perché la cybersicurezza moderna non possa più prescindere dallo studio dell'uomo.
L'intervista: Il fattore umano e la "svendita dell'intimità"
D. Dottoressa Ferraro, cosa c’entra la nostra distrazione quotidiana con la sicurezza dei dati e la difesa sistemica?
R. C’entra tutto. Nel mio lavoro e nella mia attività di formazione e ricerca accademica istituzionale, condotta con il Ministero degli Esteri, vedo quotidianamente come la vulnerabilità di un sistema non risieda quasi mai nel software, ma nell'essere umano. Oggi siamo diventati registi ossessionati dall'inquadratura perfetta per gli altri, restando attori senza copione nella realtà. Se un individuo è scollegato da se stesso perché vive in funzione di uno schermo, è infinitamente più manipolabile. La distrazione è la prima breccia in cui si insinua il cyber-crimine. La rete ha messo in atto una seduzione psichica globale che ha svuotato il presente: oggi siamo connessi a tutto, ma emotivamente scollegati da chiunque, diventando così prede facili di una manipolazione che scambia la messinscena dei sentimenti con la verità delle relazioni. Ciò incide sul piano psichico, quale elemento soggettivo delle azioni sia dal punto di vista della vittima che come autore. Questo investe tutte le azioni che si muovono nella sfera sociale e comportamentale, influenzando chiunque: istituzioni e tutti gli ambiti della comunità.
D. Lei parla spesso di una "svendita dell'intimità". In che modo questo influisce sulla cooperazione e sulla sicurezza globale?
R. Il problema è che abbiamo trasformato i nostri giorni in un catalogo di istanti senza peso. In ambito internazionale, la sicurezza si basa sulla fiducia e sulla stabilità dell'identità. Se la nostra esistenza diventa puramente performativa — se ci sentiamo vivi solo se riflessi in uno schermo — perdiamo la capacità di distinguere il reale dal virtuale. Questo crea un terreno fertile per la disinformazione e il social engineering su scala globale. La connessione digitale ci tiene insieme, ma spesso non ci fa incontrare davvero, erodendo la cooperazione reale tra i popoli.
D. Qual è la sfida della "Cyber-Antropologia" che lei propone?
R. Dobbiamo capire che preferire i frammenti digitali delle vite altrui alla propria non è solo un problema psicologico, è un rischio sistemico. Nell'urgenza di testimoniare la nostra presenza online, smarriamo la capacità di abitare il presente. La vera sfida della cybersicurezza moderna è difendere il perimetro della nostra psiche. Non serve a nulla criptare ogni messaggio se poi la nostra mente è un libro aperto per chiunque sappia toccare i tasti della nostra fragilità emotiva e del nostro bisogno di approvazione.
La svolta normativa: Dalla distrazione alla responsabilità
D. Questa sua visione trova un riscontro nelle recenti normative europee, come la Direttiva NIS2?
R. Decisamente sì. La Direttiva NIS2 ha segnato un cambio di paradigma: la sicurezza è una catena dove l'anello umano è centrale. L'Articolo 21 sottolinea l'importanza della formazione e dell'igiene informatica, introducendo una responsabilità diretta per gli organi direttivi. Se un'azienda subisce una violazione perché il personale è "distratto" o non addestrato a riconoscere le manipolazioni, i vertici possono rispondere per omessa vigilanza. La NIS2 trasforma quella che chiamavamo "distrazione" in una responsabilità oggettiva. Non dobbiamo dimenticare che la distrazione o l'eccessiva esposizione di sé (oversharing) non sono solo rischi emotivi, ma porte aperte a fattispecie di reato gravi che mettono a rischio l'intera infrastruttura del Paese.
L'Impegno Istituzionale e sociale: Medea ODV
D. Dottoressa Ferraro, lei è anche Capo del Dipartimento Giustizia di Medea ODV. Come si traduce questa visione di "sicurezza umana" nelle attività dell'associazione?
R. In Medea ODV, Ente accreditato presso la Camera dei Deputati, passiamo dall'analisi alla protezione attiva. Stiamo avviando corsi di formazione specialistici per creare una rete di esperti capaci di intervenire tempestivamente sulle emergenze legate alla violenza in rete.
I nostri protocolli mirano a proteggere donne e uomini vittime di cyber-stalking e manipolazione, ma soprattutto i minori. Formare professionisti in grado di intervenire significa trasformare la "vulnerabilità della rete" in una "rete di salvataggio". Il nostro impegno istituzionale è la garanzia che questo tema resti al centro dell'agenda legislativa del Paese.
Pillola di chiusura della Ferraro
"La patch di sicurezza più urgente non è un codice informatico, ma il ritorno alla presenza consapevole. Essere protetti oggi significa saper posare il telefono e riscoprire il valore di ciò che non verrà mai postato".
Tags
Interviste
