Tra Mito e Storia: Il
"Giallo" del Torneo di Federico II a Oria
Ogni anno la città
brindisina rievoca il celebre bando del 1225 tra cavalieri, dame e rioni. Ma
cosa dicono davvero i documenti dell'epoca? Viaggio tra le carte d'archivio e
il retroscena del 1968, quando i pionieri di Carovigno tracciarono la strada.
Squillano le trombe,
sventolano i vessilli colorati dei quattro rioni e l’araldo imperiale recita
con voce solenne il bando del 1225. Chiunque abbia visitato Oria durante i
giorni del celebre Palio si è sentito proiettato, almeno per una sera, nel
cuore pulsante del Medioevo pugliese. La macchina del tempo allestita nella
cittadina brindisina è una delle più affascinanti e longeve d’Italia. Eppure,
dietro la perfetta macchina scenica che ogni anno attira migliaia di turisti,
si nasconde un "segreto" che solo gli storici e i paleografi
conoscono: del fastoso "torneamento" bandito da Federico II di Svevia
non esiste, in realtà, alcun documento d'archivio originale.
Il contesto: Quel teso
autunno del 1225
Per capire come nasce
il mito, bisogna fare un salto all'indietro di ben otto secoli, immergendosi in
un clima di altissima diplomazia internazionale. Le fonti storiche coeve e
universalmente riconosciute — in primis la celebre Cronica del notaio
cassinese Riccardo di San Germano — confermano che nell'anno 1225 lo Stupor
Mundi si trovava proprio a Oria.
L’imperatore era in
trepidante attesa della flotta che stava conducendo in Puglia la sua promessa
sposa, la giovanissima Isabella (Iolanda) di Brienne, e il suocero Giovanni, Re
di Gerusalemme. I rapporti politici tra Federico e il suocero erano tutt’altro
che distesi, minati da profonde divergenze sui diritti della corona
mediorientale.
In questo scenario, la
logistica si fuse con la strategia: per ospitare degnamente la corte imperiale,
Federico II ordinò proprio in quei mesi il potenziamento e l'ampliamento delle
difese cittadine, dando il via al primo nucleo del monumentale Castello Svevo.
E per allentare le tensioni politiche nei lunghi giorni di attesa?
L’organizzazione di "sollazzi", giochi d'arme e simulazioni militari
non era solo verosimile, ma rappresentava lo strumento diplomatico standard
dell’epoca per intrattenere gli ospiti illustri.
Il "Giallo"
delle fonti d'archivio
Se la permanenza della
corte e la nascita del castello sono fatti storicamente accertati, il testo del
bando che oggi l'araldo recita in piazza è invece una sorta di "falso
storico d'autore". Nessuna pergamena medievale, nessun diploma imperiale
giunto fino a noi recita le parole della sfida tra i quattro storici quartieri:
Castello, Judea, Lama e Santo Basilio.
La formula d’arme che
prescrive l'uso di "armi cortesi senza crudele battaglia" e
l'intera intelaiatura del torneo sono nate nel 1967. Fu allora che la Pro Loco
di Oria e un lungimirante gruppo di appassionati locali decisero di unire i
frammenti della storia reale (la presenza accertata di Federico II e l'antica
topografia dei quartieri) per dare vita a una narrazione coerente e suggestiva.
Un’intuizione culturale straordinaria che, pur non avendo un riscontro testuale
d’archivio, ha rispettato profondamente lo spirito e il costume del XIII
secolo.
La memoria oltre la
carta
Bisogna sempre tenere
presente che non sempre la storia trova idonee documentazioni scritte; d'altro
canto, è altrettanto vero che a volte, anche se la storia è scritta e
documentata, non è detto che quei fatti siano realmente accaduti esattamente in
quel modo. Tutto dipende da chi quelle fonti le ha redatte. È un meccanismo
simile a quello dei racconti orali: ogni volta che vengono tramandati,
finiscono per essere arricchiti, modificati o persino distorti dall’ultimo che
racconta. Proprio per questo, la testimonianza viva di chi ha costruito gli
eventi moderni diventa la fonte più preziosa per ristabilire la verità dei
fatti.
La svolta del 1968: I
pionieri di Carovigno fanno scuola
A questa storia
istituzionale va però doverosamente aggiunto un frammento di storia moderna:
quella vera, fatta di progetti, braccia, arte e profonda passione. Se la prima
edizione del 1967 gettò le basi, fu nel 1968, in occasione della seconda
edizione del Torneo, che accadde una svolta coreografica cruciale.
Non esistendo ancora
gli sbandieratori a Oria, gli organizzatori dovettero guardare alla vicina
Carovigno, dove nel 1966 era nato il nucleo originario dei Battitori della
'Nzegna. Furono i fondatori di quel gruppo, tra cui Michele Cretì insieme a
Giuliano Martini, a fare costantemente la spola con Oria per stringere accordi,
coordinare i movimenti e portare per la prima volta in piazza l'arte della
bandiera. Fu proprio in quell'anno e per quella specifica occasione che il
sodalizio si strutturò ufficialmente qualche anno dopo come "Gruppo Sbandieratori Battitori
'Nzegna".
Per tre anni
consecutivi, la 'Nzegna fu l'unico gruppo di sbandieratori a infiammare
l'arena del Torneo di Oria. Un'esperienza pionieristica che fece da vera e
propria scuola sul campo: fu solo dopo il loro passaggio, infatti, che i
singoli rioni oritani (Castello, Judea, Lama e Santo Basilio) trovarono
l'ispirazione, lo stimolo e la tecnica per fondare i propri gruppi interni.
Senza quei pionieri di Carovigno, il Palio di Oria oggi non avrebbe gli stessi
colori.
Un legame da
suggellare: L'appello per un gemellaggio
Per il Gruppo
Sbandieratori 'Nzegna di Carovigno è stato un immenso onore aprire questa
gloriosa stagione coreografica. Si trattò di un'opportunità a doppio binario:
se da un lato la decisione di Carovigno di far fiorire l'arte della bandiera
era già allo stato embrionale, l'occasione del Torneo dei Rioni del 1968
rappresentò lo sprone decisivo per accelerare la strutturazione del gruppo.
Quell'antico incontro
ravvivò le tradizioni di entrambe le comunità. A distanza di quasi sessant'anni
da quei viaggi di coordinamento e da quegli accordi pionieristici, l'auspicio è
che questo legame storico non venga dimenticato. Il coronamento ideale di
questa straordinaria avventura culturale condivisa sarebbe, oggi, un
gemellaggio ufficiale tra le città di Oria e Carovigno: il massimo e definitivo
riconoscimento per chi, a colpi di tamburi e volteggi di bandiere, ha scritto
insieme la storia del territorio.
9 agosto 2026
Giuliano Martini
Ascalone

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