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Italia e Mondiali, Alessio Sundas: «Cambiare commissario tecnico non basta, va rifondato il sistema»

Il procuratore sportivo interviene sul futuro degli Azzurri e punta il dito sul modello di formazione: «L’Italia dispone di ragazzi di grande talento, manca un sistema moderno di valorizzazione»

La crisi della Nazionale non può essere ridotta a un problema di panchina. Cambiare il commissario tecnico può rappresentare una scelta immediata, ma difficilmente sarà sufficiente a riportare stabilmente l’Italia ai vertici del calcio internazionale senza un intervento più profondo sul sistema che forma i calciatori.

È questa la posizione di Alessio Sundas, procuratore sportivo che invita il movimento italiano a spostare l’attenzione dalla ricerca dell’allenatore giusto alla costruzione di un nuovo modello dedicato soprattutto ai giovani.

«Il calcio mondiale è cambiato»

Per Sundas, negli ultimi vent’anni il calcio internazionale ha compiuto una trasformazione che in Italia non sarebbe stata accompagnata con la stessa velocità.

«Negli ultimi vent’anni il calcio mondiale è cambiato profondamente. Le società più evolute utilizzano algoritmi, intelligenza artificiale, analisi video e valori metrici per misurare ogni singolo aspetto della prestazione di un calciatore. Ogni allenamento viene costruito sui dati reali dell’atleta. In Italia, invece, troppo spesso continuiamo ad allenare tutti allo stesso modo».

Il nodo, dunque, non sarebbe l’assenza di talento, quanto la capacità del sistema di individuarlo, accompagnarlo e trasformarlo in un calciatore pronto per il massimo livello.

Dalla formazione collettiva al lavoro individuale

Sundas propone un modello nel quale ogni atleta venga seguito attraverso indicatori tecnici, atletici e tattici. Le informazioni raccolte dovrebbero poi tradursi in programmi individualizzati.

«È lo stesso principio della medicina. Prima si effettua una diagnosi, poi si prescrive una terapia. Nel calcio dovrebbe funzionare allo stesso modo: si analizzano le prestazioni, si individuano le carenze e si costruisce un percorso personalizzato per colmarle».

Un'impostazione che potrebbe assumere particolare importanza nei settori giovanili, dove intervenire tempestivamente sui limiti di un calciatore può incidere sull’intero percorso di crescita.

La tecnologia al servizio del talento

L’utilizzo dei dati riguarderebbe anche lo scouting. L’esperienza degli osservatori resta importante, ma secondo Sundas deve essere affiancata da parametri oggettivi.

«Lo scouting moderno non può più basarsi esclusivamente sull’intuizione o sull’occhio dell’osservatore: deve essere supportato da dati oggettivi, misurabili e confrontabili».

Da qui l’appello a club, vivai e istituzioni sportive affinché aumentino gli investimenti nella tecnologia applicata alla formazione.

«L’Italia dispone di ragazzi di grande talento. Quello che manca è un sistema moderno di valorizzazione. Oggi spendiamo milioni per staff e strutture, ma dovremmo investire molto di più nella raccolta e nell’analisi dei dati. Il futuro del calcio passa da qui».

Per Sundas, insomma, il futuro della Nazionale non si decide soltanto a Coverciano. Comincia molto prima, nei settori giovanili e nella capacità di costruire oggi i calciatori chiamati domani a indossare la maglia azzurra.

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