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Giro d'Italia, finale thrilling a Potenza

La quinta tappa di questo Giro d'Italia, che ha condotto il gruppo da Praia a Mare a Potenza, è una di quelle giornate che spiegano la durezza e la follia anacronistica del ciclismo.
Poco più di 200 km sferzati quasi tutti da una pioggia torrenziale, per di più su di un percorso impegnativo, richiedono grandi doti di resistenza alla fatica e fanno dei corridori degli sportivi speciali.

Si partiva dalla Calabria con Giulio Ciccone in maglia rosa, meritato premio per un corridore che si distingue per qualità e generosità, forse il più forte in questa fase di transizione del ciclismo in Italia.
Ciccone, che pure corre per una squadra importante, la Lidl Trek, non aveva tuttavia, alla partenza di questo Giro, la squadra a sua disposizione. Ciccone era, è, piuttosto, il battitore libero di una formazione che punta innanzitutto sulle volate di Milan e su Jack Haig per la classifica generale.
Questo spiega il motivo per il quale, alla fine di questa giornata da tregenda, Ciccone non abbia conservato il simbolo tanto agognato, che sperava di sfoggiare almeno fino a venerdì, quando il Giro arriverà nel suo Abruzzo, sul durissimo arrivo del Blockhaus.

Una fuga molto corposa ha infatti caratterizzato, come nelle previsioni, la corsa odierna, senza che né la Lidl né le formazioni di Vingegaard o Pellizzari avessero la voglia di spendere le forze necessarie per spegnerla. Così, sulla salita più dura in programma, la Montagna Grande di Viggiano, lo spagnolo Arrieta e il portoghese Eulalio si sono sganciati dalla stessa, involandosi verso il traguardo, che distava ancora 50 km dalla vetta.
Mentre il gruppo dei migliori sull'arcigna salita non si dava battaglia, deludendo un po' le aspettative degli spettatori, davanti il vantaggio dei due battistrada sugli altri componenti della fuga, fra i quali il vincitore della seconda tappa Silva e gli italiani Milesi,

Garofoli e Scaroni, si consolidava.

La lunga discesa prima di giungere a Potenza regalava però un finale thrilling: prima Arrieta e poi Eulalio erano protagonisti, soprattutto il secondo, di due brutte scivolate sull'asfalto bagnato. Così Arrieta approfitta della caduta di Eulalio per tornargli a ruota ma, altro colpo di scena, in un'altra veloce curva in discesa all'ingresso della città sbaglia traiettoria completamente e prende un bivio dalla parte sbagliata. Deve di nuovo inseguire, nella foga forza sui pedali ma perde il controllo della bici che slitta sul bagnato e rischia nuovamente di cadere.

Sembra finita, ma il figlio d'arte (suo padre era compagno di squadra di Indurain) ne ha ancora, nel tratto finale in leggera salita, per piombare su Eulalio, saltandolo poi in tromba a duecento metri dalla linea d'arrivo, preda il portoghese dell'enorme fatica di giornata.
Salomonico tuttavia il responso finale, che assegna la maglia rosa al giovane lusitano della Bahrain Victoria, mentre la UEA Emirates bissa il successo di ieri ottenuto da Narvaez.
Domani si arriva a Napoli, per una tappa pianeggiante. Stanotte i ciclisti godranno, tutti, di un meritatissimo riposo. 

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