Il dipinto raffigurante 'Sant’Agata in carcere' di Cesare Fracanzano nella chiesa di S. Maria Maggiore a Corigliano Calabro


FRANCESCO CARACCIOLO
- All’interno della splendida chiesa di Santa Maria Maggiore di Corigliano Calabro, nel comune di Corigliano-Rossano (CS), si può ammirare un bel dipinto seicentesco, raffigurante “Sant’Agata in carcere”, di un noto autore caravaggesco meridionale (fig. 1): Cesare Fracanzano (1605- 1651). Fracanzano appartiene ad un’importante famiglia di artisti pugliesi: suo padre Alessandro era un nobile di origini veronesi, ma operante come artista soprattutto in Italia meridionale, tra Napoli (dove si trasferì dopo il 1620 assieme ai due figli Cesare e Francesco), la Puglia e la Lucania; l’altro fratello, per l’appunto Francesco, nato nel 1612, ha lavorato prevalentemente a Napoli sotto l’influsso del Ribera, realizzando le due tele del 1635 con le Storie della vita di San Gregorio Armeno nella chiesa omonima, le quali vengono ritenute i suoi capolavori.

(Fig. 1 Sant'Agata di Fracanzano)

Così come Francesco, anche Cesare fu allievo dello “Spagnoletto”, cioè il Ribera, dal quale deriva la particolare ambientazione di stampo caravaggesco con intensi contrasti di luci e di ombre, nonché il marcato realismo delle scene sacre tratte dal martirio dei Santi. Tuttavia, entrambi i fratelli Fracanzano abbandonano i contrasti chiaroscurali, tipici di Caravaggio e del Ribera, a favore di un linguaggio pittorico contraddistinto da una maggiore chiarezza e luminosità di espressioni e di colori che preludono all’arte di Luca Giordano. La tela con Sant’Agata si trova in corrispondenza della parete destra dell’unica navata, finemente decorata da stucchi e dipinti rococò, della chiesa di Santa Maggiore di Corigliano (fig.2).

(Fig. 2 Interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore, Corigliano Calabro)

La chiesa ha un’origine molto antica e infatti il primo nucleo di essa venne edificato a partire dal X secolo. All’esterno, già osservando la facciata (fig.3), riccamente ornata di stucchi rocaille, e con la statua della Madonna Assunta nel timpano, se ne intuisce già la straordinaria ricchezza decorativa, fatta di marmi pregiati e di stucchi, dal sapore tardo-barocco napoletano. La chiesa matrice di Santa Maria Maggiore, che è uno straordinario compendio delle arti decorative dell’intera Italia meridionale, presenta al suo interno una navata unica, con tre cappelle laterali a sinistra. Gli interventi di maggiore rilevanza di restauro e sistemazione di tutti i suoi ambienti interni, con tutto l’arredo liturgico, risalgono in particolar modo al 1744, quantunque la chiesa sia stata interessata da altri interventi in età contemporanea, risalenti invece al 1981.

(Fig. 3 Facciata di S. Maria Maggiore, Corigliano Calabro)

La tela di Cesare Fracanzano raffigura la Santa martire di Catania, vissuta durante il terzo secolo e martirizzata sotto l’imperatore romano Decio, in carcere con un’ampia veste scollata che mette in evidenza, senza particolare crudeltà, il seno reciso; la martire viene mostrata con lo sguardo assorto, mentre regge con la mano sinistra la palma, simbolo del suo martirio. La stanza in cui Sant’Agata siede, con una leggera torsione del busto e la testa piegata in avanti, è vista in controluce, rischiarata flebilmente soltanto da una finestra dalla quale s’intravvede un paesaggio in lontananza. L’attribuzione al Fracanzano si deve allo storico dell’arte Giorgio Leone per le affinità che egli ha stabilito con la produzione nota del pittore pugliese. La tela potrebbe datarsi tra il 1630 ed il 1649, come è ben evidenziato in una scheda del Catalogo generale dei Beni culturali. Il sottoscritto ritiene l’opera coriglianese un’esecuzione degli anni Quaranta del 1600, quando Fracanzano, abbandonando il tenebrismo della maniera pittorica dei naturalisti da Caravaggio, Ribera fino allo Stanzione, si rivolse ad uno stile più apertamente influenzato da Van Dyck ma anche dagli emiliani come Guido Reni: questo dato suggerisce per l’appunto una datazione successiva agli affreschi e alle tele realizzate per la chiesa della Sapienza a Napoli e una prossimità con il dipinto di Sant’Elena di Barletta e alla Maddalena al sepolcro di Andria. A posare per la figura della Sant’Agata potrebbe essere stata la stessa moglie del pittore, Beatrice Covelli: lo stesso volto che compare nella figura di Sant’Agata lo ritroviamo riprodotto pedissequamente nella “Maddalena al sepolcro” del Museo Diocesano di Andria (BT). In entrambi i dipinti troviamo replicato il motivo dello stato psicologico ed emotivo della Santa con lo sguardo assorto e la testa reclinata. Nell’esemplare di Andria (fig. 4) il motivo dei capelli sciolti, come in un atteggiamento penitente, appare ancora più evidente, ricoprendo con la sua folta chioma bionda la spalla della Maddalena, il cui braccio destro è appoggiato sul bordo del sepolcro.

(Fig. 4 Maddalena al sepolcro di Andria)

In conclusione, posso ribadire fermamente che Cesare Fracanzano è stato uno dei protagonisti del ‘600 napoletano ma non solo: l’eco della sua arte sarà di notevole importanza per lo sviluppo futuro dell’arte in Italia meridionale, passando per Luca Giordano, e giungendo fino agli allievi del Solimena entro la seconda metà del ‘700. Di Cesare Fracanzano ricordiamo uno dei suoi capolavori, il “San Giovanni Battista“ del Museo di Capodimonte a Napoli (fig. 5) – risalente al 1635-40 - il cui stile risente altresì del naturalismo più tenebroso ed esasperato, in senso realistico e crudo, di Jusepe de Ribera (1591- 1652).

(Fig. 5 S. Giovanni Battista, Cesare Fracanzano)

Tuttavia, la perfetta anatomia del giovane San Giovanni Battista, nonché lo sguardo assorto ed estatico impresso sul volto meridionale del Santo nel deserto, precursore di Cristo, stemperano le durezze disegnative e cromatiche dello stesso Ribera a favore di una dolcezza e di un rigore classico che preannunciano la pittura del Solimena e del ‘700 meridionale in genere.

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