Italia 2026: Come potremmo
diventare un Paese migliore
L’Italia è un Paese straordinario e
contraddittorio: una nazione capace di eccellere nella cultura, nella
creatività, nella solidarietà, ma spesso frenata da lentezze, disuguaglianze e
un senso diffuso di sfiducia nelle istituzioni. Oggi, mentre il mondo cambia a
ritmi vertiginosi, la domanda è inevitabile: come potrebbe essere un’Italia
migliore?
Il primo passo sarebbe ricostruire
il legame tra cittadini e politica. La distanza tra elettori e rappresentanti,
acuita da anni di promesse mancate e scandali, ha generato un sentimento di
disillusione. Un’Italia migliore dovrebbe puntare su trasparenza, ascolto e
partecipazione: consultazioni pubbliche reali, uso intelligente delle
piattaforme digitali e una comunicazione politica meno urlata e più concreta.
La politica non deve essere un’arena, ma un laboratorio di soluzioni condivise.
Il lavoro rimane una delle grandi
sfide. La precarietà giovanile e il divario territoriale tra Nord e Sud
continuano a minare la coesione sociale. Serve una strategia che non si limiti
a “creare posti”, ma che offra dignità, formazione e prospettive. Puntare
sull’economia verde, sull’innovazione tecnologica e sulla valorizzazione delle
piccole e medie imprese significherebbe rendere il lavoro non solo disponibile,
ma sostenibile e appagante.
Un Paese che investe poco nella
scuola e nella ricerca è un Paese che rinuncia al futuro. L’Italia migliore
sarebbe quella che restituisce centralità all’istruzione, rendendola
accessibile e di qualità, con stipendi dignitosi per i docenti e infrastrutture
moderne. Ma non solo: cultura, arte e patrimonio dovrebbero essere considerati
pilastri economici e identitari, non spese accessorie.
La corruzione e la burocrazia
opprimente restano due ferite aperte. Un’Italia migliore è quella che premia
chi rispetta le regole, non chi le aggira. Serve una pubblica amministrazione
snella, digitale e meritocratica, capace di essere alleata del cittadino, non
ostacolo o peggio ancora controllo.
Infine, un’Italia migliore è quella
che guarda al futuro con una visione ecologica e solidale. La transizione verde
non è solo una questione ambientale, ma un’opportunità economica e culturale.
Dalla gestione dei rifiuti all’energia rinnovabile, dalle città sostenibili al
recupero dei borghi, l’Italia ha tutte le carte in regola per essere un modello
europeo di equilibrio tra progresso e rispetto per il territorio.
Dal secondo dopoguerra in poi,
l’Italia ha camminato in equilibrio tra alleanze e autonomia. Dapprima legata
agli Stati Uniti e al Regno Unito, poi inserita nel progetto europeo ma sempre
legata ai primi, la nostra nazione ha beneficiato di stabilità e sicurezza, ma
al prezzo di una parziale perdita di indipendenza decisionale.
Oggi, in un mondo multipolare e in
un’Europa spesso percepita più come vincolo che come opportunità, emerge
l’esigenza di una nuova sovranità consapevole.
Essere europei non significa
rinunciare a essere italiani: significa portare nel dialogo comune la nostra
storia, le nostre competenze, le nostre priorità.
Un’Italia migliore saprà
collaborare senza piegarsi, scegliere senza subire, restando fedele a quel
principio di libertà e indipendenza che è parte viva della sua Costituzione e
della sua identità.
Solo così potrà tornare a contare
davvero, non per la sua forza, ma per la sua voce autorevole e autonoma nel
concerto delle nazioni.
Un’Italia migliore non nascerà da
un decreto, ma da un cambiamento di mentalità: dalla consapevolezza che il bene
comune è la somma dei piccoli gesti individuali e delle grandi scelte
collettive.
Non è un sogno irrealizzabile, ma
una responsabilità condivisa. Perché l’Italia non ha bisogno di essere
reinventata — ha solo bisogno di essere creduta.
22 novembre 2025 – Giuliano Martini
Ascalone
AFORISMA:
Un’Italia migliore non nasce da
decreti, ma da coscienze che si risvegliano: quando la politica ascolta e i
cittadini tornano a credere, scegliendo senza subire e collaborando senza
piegarsi, perché il bene comune è la somma dei nostri piccoli gesti quotidiani,
semplici ma decisivi.
