Ilaria Palomba racconta Alejandra Pizarnik: la scrittura come rifugio e resistenza




Ci sono vite che continuano a parlare al presente, anche quando il tempo ne ha ormai segnato la fine. Esistenze attraversate da una sensibilità profonda, in cui la parola si fa rifugio, urgenza e, talvolta, estrema forma di resistenza. È da questa dimensione intima e letteraria che prende forma “Tu volevi solo ardere. Lettera ad Alejandra Pizarnik”, il nuovo libro di Ilaria Palomba, pubblicato da Les Flâneurs Edizioni e disponibile in libreria dal 25 settembre 2026.

Al centro del volume, Alejandra Pizarnik, tra le voci più intense e originali della poesia latinoamericana del Novecento. L’autrice si allontana dai confini della biografia tradizionale per costruire un percorso letterario e psicologico che attraversa l’universo interiore della poetessa argentina. A guidare il racconto è l’Ombra di Pizarnik, voce immaginaria che ripercorre una vita segnata da inquietudini, desideri e da un legame assoluto con la scrittura.

Dove ci conduce questo nuovo viaggio letterario? 

Non saprei dire dove conduca dacché scrivendolo mi sono perduta più che ritrovata. Scrivere questo libro è stato per me, e credo anche per Mariella Soldo, un incontro con la grandezza e con la fragilità di Alejandra. Nella lettera dell’Ombra ho avuto la sensazione di entrare nella sua mente, e di scavare in profondità tanto da averne timore.

Il rapporto tra Pizarnik e la sua Ombra richiama il confronto con il doppio, con le parti di sé che si desidera conoscere e, al tempo stesso, si teme di riconoscere. Scrivere significa anche incontrare ciò che vorremmo tenere nascosto? E quanto questo incontro può diventare doloroso?

Scrivere in modo autentico non è un’azione pacifica e priva di pericoli, è un’operazione di scavo e dissepoltura. Fare i conti con l’Ombra non sempre si traduce in guarigione; nel mio caso, attraverso Alejandra Pizarnik, si è trattato di un rituale catartico in cui restituire ogni parte del suo genio alla luce. Se l'incontro con l'Ombra non trova un argine nella forma o nella distanza critica, la scrittura rischia di trasformarsi in una fornace senza scampo. È il confine tra catarsi e consumazione: la parola che dovrebbe salvare diventa il luogo in cui si brucia. Una volta che un'oscurità è stata nominata e portata alla luce della forma, non può più essere riposta nell'oblio. La scrittura fissa il rimosso in una figura eterna; trasforma il dolore in un corpo di sillabe con cui si è costretti a convivere. Ma è stato anche qualcosa di completamente estraneo e alieno, che oltrepassa la sfera della psicoanalisi per andare a toccare regioni occulte dell’essere. Doloroso, sì, ma questo libro mi ha insegnato molto non soltanto su Alejandra Pizarnik ma anche su di me, e quel desiderio di assoluto che pretende di scavalcare il contingente. Il dialogo con Mariella Soldo inoltre è stato fondamentale come l’incontro tra fuoco e acqua, di lei - della sua scrittura - ricordo da sentore la levità e l’eleganza.

Nella prefazione, Sandro D'Amico propone una lettura psicodinamica del libro, soffermandosi sui processi di identificazione, proiezione e riconoscimento. Quanto ti interessa che la scrittura venga letta attraverso le categorie della psicologia? E quali sono, secondo te, i limiti di un'interpretazione psicologica della letteratura?

Questo libro nasce indubbiamente da un percorso psicoanalitico senza del quale forse io non sarei che una bestiolina assetata di desideri e angosciata per l’impossibilità della loro realizzazione. Il rischio dell’analisi è l’estrema mentalizzazione, quando invece le pulsioni stanno altrove e sono forse insondabili. Eppure, dopo vent’anni di lavoro analitico, cambiando anche costantemente terapeuta, posso dire che la psicoanalisi mi abbia insegnato a scrivere, in primo luogo mi ha insegnato la profondità che sta dentro e oltre il vissuto. 



La tua produzione attraversa spesso territori di confine, nei quali il corpo, la coscienza, la fragilità e il desiderio diventano materia letteraria. Che cosa ti spinge a esplorare le zone più problematiche dell'esperienza umana? La scrittura è per te una forma di conoscenza, un tentativo di trasformazione o un modo per sostare nelle contraddizioni senza risolverle?

Per me la realtà è sempre stata al servizio della letteratura, non vi è nulla che io abbia vissuto che non si sia trasformato alchemicamente in poesia o in letteratura, divenendo poi altro dal vissuto stesso. Abito i confini e forse questo è un dono e un danno, comunque non credo di poter tornare indietro, si tratta sempre di mantenersi in bilico. Percepisco la mia scrittura come un atto rivelatorio, spesso malvisto, sottoposto a un rogo, o a una forma di scherno, anche il silenzio lo è. Ho pagato moltissimo questa mia postura. Alcuni hanno interpretato ciò che faccio come un profanare cose accadute, persone, ma è in realtà una visione altra, onirica e inconscia di ciò che si è attraversato. Mi piacerebbe scrivere un romanzo borghese, forse Vuoto è quello che vi si avvicina di più, poiché parla della fine di un matrimonio e di un lutto importante, eppure, non sono mai riuscita a scrivere nulla che fosse dentro i margini, credo per natura di abitare fuori dai bordi.



Ilaria Palomba è scrittrice, poetessa e saggista. Nel corso della sua attività letteraria ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte poetiche, ottenendo riconoscimenti e segnalazioni in importanti premi nazionali. Tra le sue opere narrative figurano Fatti male, Homo homini virus, vincitore del Premio Carver 2015, Disturbi di luminosità, Brama, Vuoto, presentato al Premio Strega 2023, e Purgatorio, presentato al Premio Strega 2025. La sua produzione poetica comprende, tra gli altri, Mancanza, Deserto, Città metafisiche, Microcosmi, Scisma e Restituzione. È inoltre autrice del saggio Io sono un'opera d'arte, viaggio nel mondo della performance art. Collabora con le riviste Pangea e La Fionda, dirige il blog Suite italiana e lavora per la scuola di scrittura creativa Genius. Con “Tu volevi solo ardere”, Palomba conferma una ricerca letteraria che attraversa i territori della psicologia, della filosofia e della poesia, confrontandosi con le zone più complesse dell'esperienza umana. Il risultato è un libro che invita a riflettere non soltanto sulla figura di Alejandra Pizarnik, ma anche sulla relazione tra fragilità, talento e bisogno di espressione. Perché dietro ogni voce letteraria esiste una persona, e dietro ogni parola può nascondersi il tentativo di dare un nome a ciò che, altrimenti, resterebbe inesprimibile.

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