C’è un momento, nella vita di una persona, in cui il lavoro fatto con serietà, sensibilità e passione torna indietro sotto forma di riconoscimento. E quel momento, per Ilaria Solazzo, è arrivato a Venezia. Una Venezia elegante, internazionale, abituata all’arte vera, quella che lascia il segno.
Sabato, nella splendida cornice della storica Scoletta dei Calegheri, Ilaria Solazzo riceverà il Leone d’Oro per la Cultura e la Letteratura nell’ambito del Menotti Art Festival Spoleto approdato alla Biennale di Venezia. Un premio importante, prestigioso, che non celebra soltanto la professionista, la giornalista, la scrittrice. Celebra soprattutto la donna.
Perché Ilaria Solazzo, prima ancora dei titoli e dei riconoscimenti, è una persona che ha saputo trasformare la sensibilità in forza e la cultura in uno strumento di vicinanza umana. E oggi Venezia la accoglie come una delle protagoniste di questa edizione speciale del festival ideato dal maestro Mario Lo Coco e sostenuto dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto.
Un appuntamento che vedrà arrivare artisti, intellettuali e autori da diversi Paesi, confermando il respiro internazionale del progetto guidato dal presidente Luca Filipponi, da sempre convinto che la cultura debba unire, emozionare e lasciare qualcosa dentro le persone.
Ma il momento più atteso sarà certamente quello della consegna dei Leoni d’Oro. Un riconoscimento che, nel caso di Ilaria Solazzo, assume un significato particolare. Perché dietro questo premio ci sono anni di lavoro, sacrifici, esperienze vissute con discrezione, senza mai perdere l’eleganza dell’anima.
Alla vigilia della premiazione, Ilaria racconta emozioni autentiche, senza costruzioni, con quella semplicità rara che oggi colpisce ancora di più.
"Venezia è un luogo simbolico per l’arte e la cultura internazionale – racconta – e ricevere qui un premio così importante ha un valore profondo. Mi sento grata, emozionata. Dietro ogni traguardo ci sono momenti difficili, persone care, esperienze che ti segnano".
Poi il pensiero va all’Umbria, terra che porta nel cuore: "Dedico questo premio ai miei amici umbri, alle persone che mi sono rimaste accanto sempre, con sincerità e affetto vero".
Parole che arrivano dritte, senza filtri. Perché la cifra di Ilaria Solazzo è proprio questa: autenticità.
E quando parla di umiltà, lo fa con la consapevolezza di chi conosce il peso delle difficoltà: "La vita insegna tanto. Non mi sono mai sentita superiore a nessuno. Restare semplici e veri è il modo migliore per non perdere sé stessi".
In un tempo spesso rumoroso, dove tutti cercano visibilità, colpisce la delicatezza con cui Ilaria continua a muoversi nel mondo della cultura e della comunicazione. Senza eccessi, senza maschere. Con quella gentilezza che oggi sembra quasi rivoluzionaria.
Anche per questo il Leone d’Oro che riceverà a Venezia va oltre il premio artistico. È il riconoscimento a una donna che ha saputo mantenere intatti valori sempre più rari: sensibilità, rispetto, ascolto, umanità.
E forse è proprio questo il messaggio più bello che arriva dalla laguna veneziana: il successo vero non è soltanto arrivare. È riuscire a farlo senza smettere di essere sé stessi.




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