FABIO LORENZETTI - Dopo l'Albania nel 2022 e l'Ungheria lo scorso anno, sarà la Bulgaria, venerdì 8 maggio, a dare il via all'edizione numero 109 della Corsa Rosa. Scelta criticata da molti appassionati, quella della partenza dall'estero delle grandi gare a tappe è una tradizione che va ormai consolidandosi, al Tour de France, alla Vuelta Espana così come al Giro d'Italia, basti considerare che delle 16 partenze fuori dai confini italiani (la prima a San Marino, nel 1965, fu una partenza dall'estero per modo di dire...) 8 risalgono al periodo 2010-2026, con una media quindi di quasi una ogni due nel periodo considerato.
Scelta attorno alla quale esistono ragioni economiche evidenti, inutile nasconderselo, ma anche la volontà di internazionalizzare ulteriormente il prodotto Giro d'Italia, dandogli una visibilità anche in Paesi di scarsissima tradizione ciclistica. Lo era d'altronde anche la Slovenia fino a pochi anni fa, prima che arrivasse prima Roglic e poi il signor Tadei Pogacar, colui il quale sta mettendo a serio rischio l'incontrastata considerazione di Eddy Merckx quale ciclista più titolato di tutti i tempi.
Pogacar, che vinse con irrisoria facilità l'edizione del 2024, non sarà al via di quella di quest'anno, dopo aver vissuto una primavera 2026 praticamente perfetta: Strade Bianche, la tanto agognata Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi e ieri il Giro di Romandia, ai quali si aggiunge il secondo posto alla Parigi-Roubaix, nella quale ha, finalmente, trionfato il portento belga Wout Van Aert, finora eterno, e sfortunato, piazzato.
Sarà invece al via l'eterno rivale di Pogacar al Tour de France, il danese Jonas Vingegaard, che cercherà di conquistare la "tripla corona", di aggiungere cioè al Tour de France, vinto nel 2022 e nel 2023, e alla Vuelta dello scorso anno, la vittoria del Giro. Il danese è certamente il grande favorito, forte tanto delle fortissime qualità di scalatore quanto di un'annata finora proceduta alla perfezione nell'avvicinamento al Giro, così come della sua squadra, il team Visma, una delle corazzate del ciclismo contemporaneo.
A contrastarlo ci penserà innanzitutto quella che è ben più di una promessa per il ciclismo italiano, il 22enne Giulio Pellizzari, in forza alla Red Bull, una squadra molto titolata che vanta fra le sue fila anche un vincitore del Giro d'Italia, l'ottimo australiano Jay Hindley, vincitore nel 2022. Pellizzari dopo un ottimo 2025, nel quale ha raggiunto un piazzamento fra i primi dieci sia al Giro sia alla Vuelta, è reduce da una convincente vittoria al Tour of the Alps, breve corsa a tappe che si tiene fra Trentino e Austria, e arriva al Giro per puntare dichiaratamente al podio.
E' lui la carta sulla quale al momento il malandato ciclismo italiano punta maggiormente per riscattarsi da una serie di annate davvero magre a livello di risultati, che hanno fatto inevitabilmente scivolare lo sport della bicicletta molto giù anche nel seguito fra le persone. Un paradosso se pensiamo non solo alla grande tradizione di cui questo sport ha goduto per molti anni nella Penisola, ma anche del fatto che il ciclismo a livello di praticanti attraversa un periodo di grande sviluppo. Ma mancano i giovani atleti, si riduce ogni anno il serbatoio dei ragazzi desiderosi di diventare dei campioni della bicicletta.
Oltre a Pellizzari, occhi puntati sul duo della Ineos, formato dall'olandese Arensman e dal colombiano Bernal, vincitore del Giro 2021, ma anche su quello del Team UAE Emirates che, pur privo di Pogacar, schiererà al via un'ottima formazione, a partire dall'australino Vine e da Adam Yates, fratello di Simon, vincitore della scorsa edizione e fresco di ritiro. Attenzione anche ad un altro australiano, O'Connor, e allo spagnolo Mas, più volte sul podio alla Vuelta, mentre mancherà purtroppo un grande animatore delle ultime edizioni del Giro, Richard Carapaz, vincitore nel 2018 e per altre due volte sul podio.
I colori azzurri, per rimpinguare il bottino delle tappe, punteranno principalmente sul velocista friulano, ed ex campione olimpico su pista, Jonathan Milan, vincitore lo scorso anno della maglia verde della classifica a punti al Tour, su Scaroni, che lo scorso anno fu il solo italiano a vincere una tappa, sull'eterno Caruso, secondo dietro Bernal nel 2021, sul bravissimo Giulio Ciccone, che ha abbandonato le velleità di classifica (o almeno così dice) e su Filippo Ganna, che avrà soprattutto a disposizione una lunga cronometro in Toscana per puntare al successo.
Torneremo dettagliatamente sul percorso nei prossimi giorni.

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