È trascorso un altro anno, ma la sicurezza sul lavoro continua a rimanere una questione irrisolta. I dati INAIL confermano che non si tratta di un’emergenza occasionale, bensì di una criticità strutturale che attraversa il sistema produttivo e incide profondamente sulla vita delle persone.
Nel 2025 le denunce di infortunio sul lavoro sono state 597.710, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente; 1.093 gli infortuni mortali, tre in più rispetto al 2024. Ancora più significativo è l’aumento delle malattie professionali, cresciute dell’11,3% e arrivate a oltre 98.000 denunce, in gran parte riferite a patologie muscolo-scheletriche. I primi mesi del 2026 confermano questo trend, con ulteriori aumenti sia delle denunce di infortunio sia di quelle per malattia professionale.
«Le malattie professionali rappresentano la parte meno visibile ma più profonda del rischio lavoro-correlato», sottolinea il Presidente del Patronato ACLI, Paolo Ricotti. «Dietro questi numeri ci sono persone che hanno lavorato per anni in condizioni di stress, sovraccarico e scarsa tutela, e che arrivano a chiedere aiuto solo quando il danno è ormai conclamato». La sicurezza, aggiunge Ricotti, non riguarda solo ciò che accade in fabbrica o in cantiere, ma anche l’organizzazione del lavoro, i ritmi, le pressioni e le condizioni che accompagnano la vita lavorativa quotidiana.
In questo contesto si inseriscono anche interventi normativi recenti, come lo strumento della patente a punti, introdotto per rafforzare la prevenzione nei settori a più alto rischio, a partire dall’edilizia. Se da un lato è evidente che questo comparto presenti da tempo livelli di rischio elevati e richieda misure di controllo rafforzate, dall’altro resta aperta la questione se strumenti di natura prevalentemente sanzionatoria possano, da soli, rappresentare una risposta efficace a un problema strutturale. Accanto alle regole, appare sempre più necessario un investimento sul piano culturale, organizzativo e formativo, capace di incidere concretamente sulle condizioni di lavoro.
È su questo terreno che si colloca l’impegno del Patronato ACLI, che negli ultimi anni ha rafforzato l’attenzione alla tutela INAIL e all’emersione delle malattie professionali. «Sempre più lavoratori – osserva Ricotti – non parlano di infortunio o di malattia professionale, ma di una fatica che nasce dal lavoro e invade la vita quotidiana. Il nostro compito è riconoscere questo disagio e trasformarlo in diritti, soprattutto in una fase segnata dall’inasprimento dei requisiti pensionistici»
Il tema del benessere psicosociale, indicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro come filo conduttore della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2026, trova così una traduzione concreta nei servizi di ascolto, orientamento, accompagnamento e tutela dei diritti. «La sicurezza è reale solo quando una persona può chiedere aiuto senza paura» aggiunge Ricotti «senza una responsabilità condivisa da parte di istituzioni, imprese e società, continueremo a commentare numeri di morti e disabilità da lavoro che, almeno in parte, avrebbero potuto essere evitati. Occorre, lo ribadiamo, una cultura della sicurezza e dei diritti sui luoghi di lavoro che sia radicata prima e a prescindere da luoghi e compiti specifici. Da tempo chiediamo di inserire questi temi nei percorsi di formazione scolastica e siamo pronti a fare la nostra parte».


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