Il sacerdote influencer interviene sul tema del sacerdozio e del celibato: "Servono cuori capaci di comprendere, non esperti di commenti"
ROMA - In un momento in cui il dibattito sul sacerdozio e sul celibato dei preti è tornato al centro dell'attenzione mediatica, don Cosimo Schena, il sacerdote più seguito sui social media italiani, prende posizione con parole che invitano al rispetto, alla profondità e alla verità.
Lo spunto arriva dalla recente rinuncia al sacerdozio di don Alberto Ravagnani, altro prete influencer, ma don Cosimo sposta immediatamente il focus dal caso specifico alla questione di fondo: il modo in cui si parla oggi della vita consacrata.
Basta maestri improvvisati
"In questi giorni leggo e ascolto tanti commenti sulla vita sacerdotale. Troppi maestri improvvisati, troppi sapientoni pronti a spiegare, giudicare, sentenziare" scrive don Cosimo sui suoi canali social, dove è seguito da centinaia di migliaia di persone. "Si parla di vocazione come fosse un mestiere qualunque, un ruolo pubblico, un tema da talk show. Ma la vita consacrata non è teoria: è carne, è solitudine abitata, è fedeltà quando nessuno applaude, è lotta interiore, è dono quotidiano che spesso non fa rumore".
La delusione verso chi parla senza conoscere
Don Cosimo non nasconde la sua delusione: "Resto deluso non solo da chi parla senza conoscere, ma anche — a volte — da chi la vita consacrata la vive e la racconta con superficialità, come fosse uno slogan o una bandiera da agitare. La vocazione non è uno status da difendere né un titolo da esibire. È una risposta fragile e vera, rinnovata ogni mattina, davanti a Dio e alla propria coscienza".
Il richiamo è chiaro: prima di esprimere giudizi, serve rispetto. "Perché dietro un 'sì' ci sono notti, rinunce, cadute, rialzate, lacrime nascoste e una gioia profonda che non sempre si riesce a spiegare. Non servono esperti di commenti: servono cuori capaci di comprendere".
La vocazione nasce da una ferita offerta
Per don Cosimo, la vocazione al sacerdozio ha radici profonde nell'umanità più autentica: "La vocazione non nasce dalla forza. Nasce da una ferita che smette di chiedere di essere riempita e comincia a chiedere di essere offerta. Essere prete non significa smettere di essere uomo. Significa diventarlo fino in fondo, con le paure, le fragilità, le domande che non spariscono".
Non è una vita facile, ammette don Cosimo: "La vocazione non promette una vita facile. Chiede verità. Chiede di non smettere di cercare anche quando il cammino si fa confuso".
E aggiunge: "Ci sono giorni in cui la vocazione pesa. Eppure, proprio lì, diventa vera. Quando non è entusiasmo. Quando non è applauso. Quando è fedeltà al cuore".
Il celibato: una scelta che chiede fedeltà quotidiana
Sul tema del celibato, don Cosimo non offre risposte facili o slogan, ma testimonia una scelta vissuta giorno per giorno: "Essere sacerdote è imparare a farsi vicino. A chi piange. A chi non crede più. A Dio, anche quando Dio sembra lontano".
La vocazione sacerdotale, spiega, "non è un privilegio. È una responsabilità tremenda e bellissima. È dire 'eccomi' ogni giorno, con mani fragili e cuore aperto. La vocazione non ti chiede di essere invincibile. Ti chiede solo di amare, nonostante tutto".
Meno rumore, più cura
In un tempo in cui tutto corre veloce e le parole diventano sentenze, don Cosimo invita a un cambio di passo: "Io non ho una spiegazione per tutto. Ma una scelta sì: in questo tempo voglio restare umano. Voglio restare credente, senza trasformare la fede in una bandiera contro qualcuno. Voglio restare vicino, senza fare della vita degli altri un tribunale".
Il suo impegno è concreto: "Meno rumore e più cura. Meno parole 'contro' e più parole 'per'. Meno bisogno di avere ragione e più desiderio di fare il bene".
Un messaggio a chi si sente confuso
"Se oggi ti senti confuso, arrabbiato, deluso o semplicemente stanco… non sei solo. E non devi dimostrare niente a nessuno", scrive don Cosimo rivolgendosi direttamente ai suoi follower. "Fai una cosa semplice: scegli un gesto di pace. Una telefonata. Un abbraccio. Un perdono che non fa rumore. Una preghiera detta piano. Un passo indietro dal giudizio. Perché in tempi così, la vera rivoluzione è questa: non perdere il cuore".
La vocazione si contempla, non si giudica
Don Cosimo conclude con un invito alla contemplazione piuttosto che al giudizio: "La vocazione non si giudica da fuori. Si contempla in silenzio".
Una voce controcorrente in un dibattito spesso dominato da posizioni nette e superficiali, che ricorda come la vita consacrata sia prima di tutto una questione di cuore, fedeltà e verità vissuta quotidianamente.
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