Il boom edilizio 2020-2023 dovuto al Superbonus 110% ha creato un esodo di professionisti tecnici verso grandi general contractor: le PMI del settore costruzioni faticano a trovare geometri, ingegneri edili e direttori lavori, con salari aumentati del 40% in 3 anni
MILANO - Il Superbonus 110% ha generato un effetto collaterale imprevisto e devastante per le piccole e medie imprese edili italiane. L’incentivo ha infatti svuotato gli studi tecnici tradizionali, un effetto secondario non previsto, creando una carenza strutturale di geometri, ingegneri edili e direttori lavori che sta paralizzando i cantieri.
È quanto emerge dall'analisi condotta da Adami & Associati, società specializzata in executive search per il settore costruzioni, che ha mappato oltre 300 ricerche di profili tecnici negli ultimi 24 mesi.
L'esodo dei professionisti tecnici
"Tra il 2020 e il 2023, abbiamo assistito a un vero e proprio esodo. Geometri e ingegneri che da anni lavoravano in studi professionali o piccole imprese edili sono stati letteralmente 'aspirati' da grandi general contractor, società di facility management e fondi immobiliari che offrivano stipendi fino al 40% superiori" spiega Carola Adami, amministratore delegato di Adami & Associati.
I numeri sono eloquenti: secondo i dati raccolti dalla società, un geometra con 5-10 anni di esperienza che nel 2020 guadagnava mediamente 28-32.000€ lordi annui, oggi può ottenere facilmente 40-45.000€ presso grandi player del settore. Per profili senior con esperienza in direzione lavori e gestione commesse, si arriva a 55-65.000€.
Il paradosso del Superbonus
Il meccanismo è stato perverso: il Superbonus ha generato un'esplosione della domanda di lavori edilizi, attirando nel settore grandi operatori strutturati che hanno fatto incetta di professionisti tecnici per gestire centinaia di cantieri contemporaneamente.
"Le PMI edili tradizionali si sono trovate in una posizione impossibile. Non potevano permettersi di aumentare gli stipendi del 30-40% per trattenere i propri tecnici, ma contemporaneamente vedevano moltiplicarsi le commesse. Risultato: cantieri aggiudicati che non riescono a partire per mancanza di figure tecniche qualificate" continua Adami.
Il fenomeno ha colpito in particolare:
- Studi tecnici di piccole-medie dimensioni (2-8 professionisti)
- Imprese edili generiche con fatturato sotto i 5 milioni
- Cooperative edilizie
- Studi di progettazione integrata
Molti di questi operatori hanno dovuto rifiutare commesse o subappaltare la direzione lavori a costi insostenibili.
Post-Superbonus: il mercato non si è normalizzato
Con l'esaurimento del Superbonus ci si aspettava un rientro dei professionisti negli studi tradizionali, ma non è successo.
"I grandi player hanno consolidato i team tecnici, molti professionisti si sono abituati a benefit come auto aziendale, smart working parziale, formazione continua" spiega l'amministratore delegato.
Adesso tornare in uno studio tecnico dove si lavora su singole pratiche CILA per 32.000€ lordi all’anno non è più appetibile.
Il risultato è una carenza strutturale che si manifesta in:
- Difficoltà a trovare geometri con esperienza in computi metrici e contabilità lavori
- Quasi impossibile trovare direttori lavori disponibili per cantieri sotto i 500.000€
- Ingegneri edili che preferiscono ruoli di project management in grandi aziende
- Tecnici esperti in pratiche edilizie e urbanistica che lavorano solo come consulenti esterni a tariffe triplicate
Il test della realtà per le PMI edili
Adami & Associati propone quindi un test brutalmente onesto per le imprese edili:
Rispondi sinceramente:
Quando è stata l'ultima volta che hai ricevuto più di 3 CV qualificati per una posizione di geometra?
Quanti tecnici hai perso negli ultimi 3 anni verso general contractor o grandi società?
Quanto tempo ci vuole mediamente per trovare un direttore lavori disponibile per un cantiere da 300.000€?
Sei costretto a subappaltare direzione lavori o progettazione perché non hai risorse interne?
Quanto paghi un geometra con 5 anni di esperienza? È competitivo rispetto al mercato attuale?
"Se le risposte ti mettono a disagio, il problema è reale e sta impattando la tua capacità di crescere o anche solo di mantenere il giro d'affari attuale" afferma senza giri di parole Adami.
Le soluzioni realistiche, secondo gli esperti della Adami & Associati, potrebbero essere diverse, anche se nessuna è indolore:
- Adeguamento retributivo immediato: Portare gli stipendi almeno al -15% rispetto ai grandi player, non al -40%. Un geometra a 36-38.000€ è ancora competitivo, uno a 28.000€ no.
- Specializzazione verticale: Non competere su tutto. Specializzarsi su nicchie (ristrutturazioni di pregio, edilizia industriale, restauro) dove serve know-how specifico che i grandi operatori non hanno.
- Partnership con professionisti esterni: Costruire rete stabile di geometri/ingegneri freelance o studi associati per direzioni lavori e progettazioni, riservando internamente solo il coordinamento.
- Formazione e crescita interna: Assumere geometri junior (24-26.000€) e investire pesantemente in formazione con percorso di crescita strutturato. Tempo di ammortamento: 18-24 mesi.
- Benefit non monetari competitivi: Se non puoi pagare come i grandi, offri flessibilità oraria, smart working parziale, formazione certificata, auto aziendale anche per uso privato.
Lo scenario dei prossimi 24 mesi
"Il settore sta vivendo una polarizzazione. Da un lato grandi operatori strutturati con team tecnici interni, dall'altro piccole imprese che devono reinventarsi come orchestratori di network di professionisti esterni. Chi resta nel mezzo, cercando di fare tutto con strutture sottodimensionate e sottopagante, è destinato a soffrire" conclude l'amministratore delegato di Adami & Associati (www.adamiassociati.com).
Il mercato si sta normalizzando, ma su livelli retributivi e organizzativi completamente diversi rispetto al pre-2020. Le imprese edili che non accettano questa nuova realtà continueranno a perdere commesse non per mancanza di lavoro, ma per impossibilità di eseguirlo.
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