Tv, domenica 24 marzo su Rai 5 il documentario 'Perugia. La città della domenica'


Il sogno iperbolico di un imprenditore perugino visionario, che all’inizio degli anni Sessanta si inventò un luogo dedicato al tempo libero costruendo, tra gli ulivi umbri, villaggi collodiani, rettilari, forti Apache e castelli per principi e belle addormentate, circondati da babuini, daini, mufloni, pavoni e bisonti in semilibertà. Si chiamava Mario Spagnoli, figlio di Luisa, e il suo sogno si materializzò nella Città della Domenica, ancora oggi ferma nel suo incanto, fuori dal tempo. Un luogo da cui Giuseppe Sansonna prende spunto per raccontare le storie del capoluogo umbro nel documentario "Perugia. La città della domenica", in onda domenica 24 marzo alle 22.10 su Rai 5.

Il documentario "incontra" Perugia attraverso le sue storie, come quella del perugino, "esiliato" a Roma, Gianluca Nicoletti. Notissima voce radiofonica, è un incantatore che - costretto ad un amarcord - racconta una Perugia vera, come la sua effervescente immaginazione. Ma nel racconto c’è spazio anche per una famiglia di fotografi locali, i Natalini Fratticioli. Gli ultimi discendenti della dinastia sono ancora in piena attività, e immortalano le star di Umbria Jazz. Il loro archivio testimonia i segni lasciati dal Novecento in città. Miti e riflessi di Dolce vita, da Silvana Pampanini a Linda Darnell, da Fausto Coppi a Gino Bartali. E fa capolino anche Primo Carnera. I loro scatti hanno colto anche il transito estemporaneo della storia, dalle parti di Perugia. Drammi e gloria, ascese e cadute, lussi e miserie. Re, potenti e miserabili. E due marce storiche, in senso opposto.

Nel 1922, Perugia diventa la sede del Quadrumvirato fascista. Dal magnifico Hotel Brufani, cuore del capoluogo umbro, parte la Marcia su Roma. Un fermento che lascia molto scettico un ventenne perugino. Si chiama Aldo Capitini e, una quarantina d’anni dopo, farà partire da Perugia la marcia della Pace, verso Assisi. E Perugia, arroccata nel suo mistero, continua a muoversi nell’andirivieni di Corso Vannucci e nella sua apertura – di gran cuore - al mondo e alla storia, come racconta la sua Università per stranieri. Una città che ha anche la forza poetica e la seduzione roca del magnetico Filippo Timi, forse il miglior attore italiano della sua generazione. O la faccia guascona, da Buffalo Bill umbro, di Lamberto Boranga, portiere di lungo corso, che se ne infischia delle sue ottanta primavere e continua a fare lo stimato cardiologo, senza smettere di volare da un palo all’altro, sui campi da calcio locali.

Daniele Martini

Sono un giornalista pubblicista, docente di comunicazione e sostegno. Sono un operatore della comunicazione.

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