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Ulivi contro pannelli? No, il vero scontro è tra immobilismo e futuro

Il dibattito sull'agrivoltaico in Puglia riporta al centro una domanda che la politica continua a rinviare: come coniugare tutela del paesaggio, agricoltura e transizione energetica senza trasformare tutto in una guerra ideologica.

Ogni volta che in Italia si parla di energie rinnovabili accade qualcosa di curioso. Tutti dichiarano di essere favorevoli alla transizione energetica, purché non si realizzi vicino a casa propria, nel proprio territorio o nel proprio orizzonte politico.

La recente sentenza del TAR sugli espianti degli ulivi e sugli impianti agrivoltaici ripropone una questione che va ben oltre il piano giuridico. Sullo sfondo non c'è soltanto il destino di alcuni alberi o di un singolo progetto energetico. C'è il modello di sviluppo che il Paese intende costruire nei prossimi decenni.

Su questo terreno interviene il partito politico “Io Voto”, che legge la vicenda come il sintomo di una difficoltà ormai strutturale: l'incapacità della politica italiana di affrontare contemporaneamente la crisi climatica, la sicurezza energetica e la modernizzazione dell'agricoltura.

Secondo il movimento, il punto non è contrapporre gli ulivi ai pannelli fotovoltaici. Il punto è comprendere se sia possibile immaginare un'agricoltura capace di produrre cibo, reddito ed energia senza rimanere imprigionata in schemi normativi e culturali costruiti in un'altra epoca.

«L'agricoltura del 2026 non è quella del 1951», osserva il partito, richiamando la necessità di aggiornare strumenti legislativi e visioni politiche a una realtà profondamente mutata.

Nel ragionamento di “Io Voto” emerge una critica trasversale agli schieramenti politici.

Da una parte vi sono forze che denunciano i ritardi dell'Italia sul fronte climatico ma che spesso si oppongono a singoli impianti o infrastrutture energetiche. Dall'altra vi sono partiti che parlano di crescita economica e competitività ma che continuano a guardare con sospetto alle politiche europee sulla decarbonizzazione.

Il risultato è una transizione energetica che procede a rilento, tra ricorsi, rinvii e procedure autorizzative interminabili.

Nel frattempo il costo dell'energia continua a pesare sulle imprese e sulle famiglie, mentre altri Paesi europei accelerano gli investimenti nelle fonti rinnovabili.

L'altro grande tema riguarda il futuro dell'agricoltura.

L'olivicoltura pugliese rappresenta un patrimonio culturale, identitario e paesaggistico che nessuno mette in discussione. Ma la crisi climatica, le fitopatie, la competizione internazionale e la riduzione dei margini economici impongono una riflessione sul modello produttivo.

Secondo “Io Voto”, la tutela del paesaggio non può tradursi automaticamente nella conservazione immutabile dell'esistente.

Proteggere il territorio non significa congelarlo.

Significa piuttosto governarne le trasformazioni, evitando che siano il mercato o l'emergenza a decidere al posto della politica.

Da qui la critica alla mancanza, nel dibattito pubblico, di un confronto più approfondito con tecnici, agronomi, professionisti delle energie rinnovabili e studiosi dei nuovi modelli agricoli.

Nel documento diffuso dal partito vengono richiamate alcune esperienze considerate positive.

La Toscana viene indicata come esempio di programmazione attraverso l'individuazione delle aree idonee per gli impianti fotovoltaici e il rilancio della geotermia. La Sardegna viene invece citata per le potenzialità occupazionali ed economiche legate agli investimenti nelle energie rinnovabili.

Esperienze diverse che hanno però un elemento comune: la volontà di affrontare il tema attraverso la pianificazione e non attraverso lo scontro permanente.

La vicenda dell'agrivoltaico mostra ancora una volta quanto sia difficile, in Italia, affrontare le grandi trasformazioni senza cadere nella logica delle tifoserie.

Da una parte chi considera ogni impianto una minaccia. Dall'altra chi immagina che la tecnologia, da sola, possa risolvere ogni problema.

La realtà è più complessa.

Innovazione, agricoltura e sostenibilità non sono obiettivi alternativi. O almeno non dovrebbero esserlo.

La vera sfida è costruire un equilibrio tra tutela del patrimonio esistente e necessità di produrre energia pulita, occupazione e sviluppo.

Per “Io Voto” il rischio è che il Paese continui a perdere tempo in conflitti ideologici mentre la competizione internazionale accelera.

«L'Italia non può permettersi di bloccare innovazione, investimenti e agricoltura moderna», conclude il partito.

Una posizione che apre una discussione destinata ad accompagnare il dibattito pubblico ancora a lungo. Perché dietro la vicenda degli ulivi e dell'agrivoltaico si nasconde una domanda molto più grande: chi decide come dovrà essere il Paese del futuro?

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