Un paesino del Sud, la guerra, la
gente, le sue abitudini e dicerie, fanno da sfondo a questa storia, raccontata
da tre donne che, come le tre Moire del mito, continuano a tessere quasi a
monito per le generazioni future.
La protagonista è Caterina, donna
molto bella e lavoratrice, che si barcamena tra i meandri dell’invidia e delle
maldicenze delle donne del paese. In una notte nevosa e fredda viene abusata da
quattro uomini.
Il paese non glielo perdona e non le
perdona soprattutto il fatto di portare in grembo il frutto della violenza
subita.
In seguito, una serie di morti strane
e violente i cui carnefici scompaiono misteriosamente si verificano nel piccolo
borgo dove tutti si conoscono e si studiano giorno per giorno. Un paese che,
già prostrato dalle difficoltà e dalle privazioni della guerra, tace di fronte
a queste violenze, dove gli uomini in grado di lavorare non ci sono, dove sono
rimaste solo le donne, i bambini e i vecchi.
Sono le donne, rimaste sole a
governare i campi, a crescere i figli e a conservare e tramandare i loro
doveri, i divieti, le privazioni e i dolori. Chi vi si oppone, o tenta di
farlo, è prontamente risospinto in un’ostilità energica e condivisa.
La protagonista apre una porta verso
un’identità femminile che abbandonando la dolcezza del focolare e la costante
sottomissione all’uomo, riscopre ed esprimere la più schietta ferinità della
baccante infuriata davanti ad un mondo che vorrebbe vederla soltanto subire e
tacere.
Lo spettacolo è liberamente ispirato al racconto "L'inverno del 18", di Piero Manni.
In scena: Marianna COMPAGNONE, Anna DIMITRI,
Anna GIAFFREDA, Stefania Robassa, Anna Cinzia VILLANI
Prodotto dall’Associazione Mirart aps, il Patrocinio
del Comune di Carmiano in collaborazione con Uilt e l’Associazione
Araba Fenice
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