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Il Blockahaus va a Vingegaard. Eulalio resta in maglia rosa

 La salita più dura degli Appennini ha emesso il suo verdetto. Jonas Vingegaard ha legittimato con la sua prestazione odierna i gradi di grande favorito di questo Giro d'Italia. Alle sue spalle, tuttavia, non mancano spunti di riflessioni interessanti per il prosieguo della corsa.

Questo in sintesi il bilancio della tanto attesa frazione che ha portato i girini sulla vetta abruzzese del Blockhaus (che altro non è che la Majella) la più lunga di questa edizione con i suoi 240 km. Una tappa resa assai dura da un vento impetuoso, che ha reso ancora più difficoltosa la scalata verso l'arrivo.

Si arrivava a questa frazione sulla scia delle polemiche per l'arrivo di ieri a Napoli, dove abbiamo assistito alla bella vittoria di Davide Ballerini ma anche ad una nuova caduta collettiva, a ridosso dell'arrivo. Il pavè posto nei pressi di Piazza del Plebiscito, reso umido dalle gocce d'acqua venute giù subito prima che arrivassero i corridori, ha provocato la netta e stizzita reazione, in parte comprensibile, di Jonathan Milan, che chiaramente soffriva anche per non essersi ancora sbloccato e sapeva come le frazioni successive, anche le prime della prossima settimana, non riserveranno certamente arrivi in volata.

Cosa ha detto la tappa di oggi, oltre alla strapotere in salita di Vingegaard ed alla forza della sua squadra, nella quale si sono distinti in particolare il giovane italiano Piganzoli e lo statunitense Kuss, che ne hanno propiziato l'allungo ai -7 km dal traguardo, imponendo un ritmo altissimo che ha contribuito a determinare che il danese battesse il record di scalata del Blackhaus? 

Innanzitutto che la grande speranza italiana, Giulio Pellizzari, ha il carattere del campione. Il marchigiano ha infatti accettato la sfida del danese, e se il prezzo da pagare è stato il suo successivo cedimento, non di meno si può trascurare di apprezzare un atleta di soli 22 anni che, gettando il cuore oltre l'ostacolo, provi a misurarsi con quanto di meglio il ciclismo possa offrire in questo momento sulle grandi montagne. Pellizzari è stato l'ultimo a mollare la ruota di Vingegaard, venendo presto superato anche dall'austriaco Felix Gall, ma il minuto e rotti accusati all'arrivo sono il giusto prezzo da pagare nell'ottica di un apprendistato che richiede le sue (piccole) sconfitte. Ma la mentalità è assolutamente quella giusta, ad accompagnare le sue indubbie, elevate, qualità di scalatore. Ad accompagnarlo sull'arrivo due australiani, il suo compagno di squadra Hindley, che qui vinse nel 2022, l'anno della sua vittoria del Giro, e Ben O'Connor.

Dicevamo della prestazione di Gall, che può essere considerata il dato più sorprendente della giornata, non perché il corridore austriaco sia uno sconosciuto, tutt'altro, ma perché, grazie ad una gestione accortissima dello sforzo, è arrivato davvero davvero vicinissimo a Vingegaard, recuperando sul battistrada terreno negli ultimi km della scalata. Con questa prestazione Gall diventa in automatico candidato per un posto sul podio.

Per il resto, onorevole la prova della maglia rosa, il portoghese Afonso Eulalio, che all'arrivo accusa un ritardo che dimezza quello che era il suo vantaggio di oltre 6 minuti su Vingegaard alla partenza della tappa. Buona anche la prova di Ciccone, che paga un minuto e 40''. Domani e dopodomani, l'altro grande Giulio del pedale italiano, avrà due arrivi davvero alle sue possibilità tecniche per centrare l'agognato successo di tappa, primo e minimo obiettivo del suo Giro 2026, ottenuto il quale potrebbe anche pensare di curare la classifica, visto che il suo compagno di squadra Derek Gee, designato capitano della Lidl, non pare andare più forte di lui.

Interessantissima la tappa di domani, con gli ultimi 50 km costellati dai muri marchigiani e l'arrivo a Fermo. 



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