3468 km complessivi. 165 km la lunghezza media suddivisi nelle 21 tappe. 48700 i metri di dislivello totali. Questo, in estrema sintesi, il quadro numerico del Giro d'Italia numero 109, che partirà dalla Bulgaria domani, affrontando il suo primo fine settimana di corsa, prima di approdare in Italia lunedì, prima delle tre giornate di riposo.
Il trittico d'avvio offre due tappe che non dovrebbero sfuggire ai velocisti, quella d'avvio, con partenza da Nessebar e arrivo a Burgas, e quella di domenica, che arriverà nella capitale bulgara, Sofia. Quella di mezzo, con arrivo a Veliko Tarnovo, presenta invece un finale accidentato, che si presta ad attacchi, e con un prevedibile arrivo di un gruppo selezionato o anche di qualche attaccante.
In Italia il Giro ripartirà martedì 12 maggio dalla Calabria, per affrontare la Catanzaro-Cosenza, una tappa di soli 138 km che affronterà, a una quarantina di km dall'arrivo, la lunga e pedalabile salita di Cozzo Tunno, preludio certamente a qualche movimento da parte delle squadre e dei corridori desiderosi di vincere una tappa, ma non vi dovrebbe essere alcun movimento significativo fra gli uomini di classifica, che saranno invece chiamati ad un primo test nella tappa successiva, che portando i girini da Praia a Mare a Potenza affronterà, sia pure ad una distanza piuttosto significativa dal traguardo, la dura ascesa della Montagna Grande di Viggiano.
Giovedì 14 tappa tutta campana, da Paestum a Napoli, di notevolissimo impatto paesaggistico e artistico ma probabile terreno di conquista per i velocisti, sebbene le strade della zona siano note per le loro insidie, specialmente in caso di cattivo tempo, come dimostrano le cadute in serie le cadute registrate nelle recenti edizioni.
Sarà comunque solo il preludio ad un temibilissimo primo fine settimana, che prevede venerdì 15 una tappa tanto lunga, 244 km, quanto dura, con partenza da Formia e l'arrivo sul durissimo Blockhaus, in Abbruzzo, la salita più dura d'Italia che non faccia parte dell'arco alpino. Qui è facile prevedere che Jonas Vingegaard preveda di sferrare il suo primo serio tentativo di conquista alla maglia rosa, che tutti gli addetti al settore gli assegnano quasi d'obbligo a Roma.
Ma da non sottovalutare assolutamente sarà anche la tappa successiva, che affronterà nel finale i terribili muri marchigiani del territorio di Fermo, ed anche quella di domenica, che arriverà in Emilia, a Corno alle Scale, una salita non particolarmente impegnativa di 10 km che nel solo precedente, nel 2004, vide la vittoria di Damiano Cunego, che avrebbe conquistato poi alla grande quel Giro.
Secondo giorno di riposo e ripartenza martedì 19 maggio con un'altra tappa chiave di questo Giro 2026, l'unica cronometro in programma ma di una distanza alla quale gli organizzatori dei grandi giri ci hanno fatti ormai disabituare, 42 km adatti agli specialisti delle prova contro le lancette da Viareggio a Massa Carrara.
Dichiaratamente da fughe la tappa successiva con arrivo a Chiavari e molte salite lungo i suoi 195 km, mentre a Novi Liguri potrebbe esserci nuovamente spazio per i velocisti.
Altro arrivo piemontese a Verbania, venerdì 22 maggio, in una tappa pianeggiante ma che presenta una breve salita a pochi km dall'arrivo, che verosimilmente taglierà fuori i velocisti, e preludio ad una tappa tutta valdostana, solo 133 km da Aosta a Pila, attraverso salite non irresistibile ma con una lunga e costante ascesa verso l'arrivo di tappa, teatro di altre tappe in passato, dove certamente si vedranno movimenti in alta classifica.
Di trasferimento, come si diceva una volta e come si può dire anche oggi, sarà invece la tappa successiva, che condurrà da Voghera a Milano, che non era più sede di tappa da molte edizioni del Giro, pur essendone la città simbolo, sia per essere sede della Gazzetta dello Sport, che il Giro organizza fin dalla sua nascita, sia per averne ospitato tante volte l'arrivo finale.
L'ultima settimana di gara si apre, dopo l'ultimo giorno di riposo, con una brevissima tappa con sconfinamento in Svizzera, da Bellinzona a Carì, località posta al termine di una impegnativa salita di 12 km all'8% di pendenza media.
Si rientra in Italia con la tappa successiva e l'arrivo accidentato di Andalo, in una tappa certamente da fughe, mentre a Pieve di Soligo potrebbero anche tornare in scena le ruote veloci del gruppo.
Si giunge così al gran finale sulle dolomiti del Veneto e del Friuli. La terz'ultima tappa del Giro 2026 è la più dura di questa edizione, poiché in 151 km, non tantissimi, d'accordo, i corridori dovranno affrontare in rapida sequenza salite con pendenze da fra tremare i polsi già a sentirle nominare: Duran, Forcella Staulanza, il durissimo Giau prima del più morbido Falzarego, prima della breve quanto dura ascesa a Pian di Pezzé, inedita per il Giro d'Italia professionisti ma non per quello dei dilettanti, visto che Marco Pantani vi costruì, nel 1992, le basi per la sua vittoria finale.
Ed il filo comune, col connesso omaggio, lega alla figura del Pirata anche la penultima tappa, che affronterà una doppia scalata alla località friulana di Piancavallo, la seconda valevole come arrivo, visto che Pantani vi colse nel 1998 la prima vittoria di tappa di quel Giro dei professionisti che vinse davanti a Tonkov.
Il gran finale del Giro d'Italia 2026 si terrà nuovamente nella Capitale d'Italia, come avviene da cinque edizioni a questa parte, con il suggestivo circuito interno alla Città eterna ed un traguardo che vedrà certamente sprintare i velocisti superstiti.
In conclusione si tratta di un Giro piuttosto equilibrato, non durissimo rispetto ad alcune edizioni del passato ma con tre momenti chiave, a parere di chi scrive: l'arrivo sul Blockhaus, la cronometro in Toscana e certamente la frazione dolomitica di Pian di Pezzè.
Vedremo se qualcuno, Pellizzari in primis, sarà capace di rendere la vita dura a Vingegaard, sperando comunque di vedere delle tappe avvincenti. Ce lo racconterà, e ce lo mostrerà, Rai 2.


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