Stasera, ai Nastri d’Argento — la più antica e prestigiosa manifestazione del cinema italiano, organizzata dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani — ci sarà anche un po’ di Oria.
Tra i cortometraggi in cinquina compare infatti il nome di un oritano doc: Antonio Delli Santi.
Dopo essersi formato al DAMS di Bologna e aver proseguito il suo percorso grazie a una borsa di studio europea presso Bottega Finzioni, Delli Santi ha scritto, insieme alle registe Roberta Palmieri e Olga Sargenti, la sceneggiatura di Ziki. Si tratta di un corto d’animazione prodotto da EchiVisivi, patrocinato da Amnesty International e realizzato con il contributo del MiC e della SIAE nell’ambito del programma "Per Chi Crea".
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| Antonio Delli Santi |
Ziki racconta la storia di un bambino congolese costretto a scegliere tra due tragiche realtà: diventare un bambino soldato o essere sfruttato nelle miniere di coltan. È un’opera di denuncia, un cartone animato che invita a riflettere sui diritti dell’infanzia e sulle condizioni drammatiche in cui vivono ancora oggi molti minori e comunità congolesi.
Il protagonista è un bambino che, per gioco, cade in una miniera di coltan nascosta sotto la sua casa. Da quel momento, il gioco finisce e per lui inizia un viaggio infernale che lo cambia per sempre, sporcandogli l’anima di terra, fango e coltan. Alla fine del corto, la trasformazione è completa: diventa un bambino soldato, insieme vittima e carnefice, intrappolato in un ciclo di violenza che segna chiunque nasca e cresca in quelle zone dell’Africa.
Nel nord-est del Congo, infatti, la violenza legata al contrabbando di coltan è ormai sistemica e difficilissima da evitare. Ziki rappresenta tutti quei bambini costretti a scegliere tra morire in miniera o imbracciare un fucile. Una realtà solo apparentemente lontana, ma che ci riguarda da vicino: il coltan è presente nelle batterie dei nostri cellulari, nei computer, nelle auto elettriche e in gran parte dei dispositivi elettronici che utilizziamo quotidianamente.
L’animazione diventa così un ponte tra mondi distanti — le miniere congolesi e la nostra realtà occidentale — nel tentativo di dare voce a comunità martoriate dagli interessi economici globali.
Distribuito dalla francese Pentacle, il corto sta girando il circuito dei festival internazionali, ottenendo ottimi riscontri dalla critica e numerosi premi.



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