Antonello Di Pinto 'Caravaggio, Il portale per arrivare a Dio'

Copertina del romanzo "Caravaggio, Il portale per arrivare a Dio" di Antonello Di Pinto, Armando Curci Ed., 2024.

FRANCESCO CARACCIOLO
- Il romanzo di Antonello Di Pinto (fig. 1), edito da Armando Curcio Editore nel 2024, ci racconta la vita straordinariamente avventurosa del Caravaggio (1571-1610), mettendone in luce soprattutto l’aspetto più umano e psicologico. Il racconto sulla vita del grande pittore "maledetto", che si articola in ventisette capitoli e si apre con la prefazione di Vittorio Sgarbi, si dipana attraverso delle esperienze vissute dall’artista stesso, rievocate dal letto di un sanatorio a Porto Ercole, il luogo in cui probabilmente – ma non si è ancora certi – il pittore concluse la sua vita tormentata e romanzesca.

Da qui parte il lungo viaggio che fa immergere il lettore in un’epoca passata e straordinaria, che ci sembra lontana ma che viene resa attuale a tutti noi grazie all’avvincente racconto di Antonello Di Pinto. Qui viene tratteggiato il profilo di un grande pittore del passato che trascorse interamente la sua esistenza in bilico tra il successo ed il tormento, tra la fama inarrestabile – che lo rese tra i più grandi rivoluzionari dell’arte di ogni tempo – e il delirio: ne emergerà un quadro assai complesso e dalle tante sfaccettature. La vicenda viene resa particolarmente avvincente anche grazie alla particolare tecnica narrativa che utilizza sapientemente dei flashback con l’intento di chiarire il presente, la psicologia dei personaggi e creare un effetto di suspense.

Appunto ai personaggi, molti dei quali gravitanti realmente attorno all’esistenza di Caravaggio, viene affidato un ruolo decisivo per tessere le fila del racconto laddove l’autore ricostruisce i principali fatti della vita del pittore lombardo, arricchendoli oltremodo di una sfumatura assai intrigante mediante l’utilizzo di una prosa che enfatizza e ricrea con straordinaria vividezza i "rumori, i sapori e i colori del tempo". A parere di chi scrive, uno dei passi più intriganti e suggestivi del romanzo, ovvero il Capitolo X, ricrea un ambiente da atelier dove posa la famosa cortigiana "Fillide Melandroni", la quale concede la sua immagine candida e allo stesso tempo spregiudicata per impersonare la "Santa Caterina di Alessandria", il famoso dipinto caravaggesco che segnò lo spartiacque tra la fase giovanile e l’inizio della maturità del pittore milanese (fig. 2).

Caravaggio, S. Caterina d'Alessandria, Madrid, Museo Thyssen- Bornemisza

Antonello Di Pinto così ci fa immaginare la scandalosa cortigiana "Fillide": dopo essersi occupato del posizionamento della pesante ruota di carro, Caravaggio tornò da Fillide cominciando a squadrarla dalla testa ai piedi, mentre le girava intorno […]. Quando la vide tutta agghindata e coi capelli raccolti, emise un lungo respiro rumoroso, non di certo per averne constatato la bellezza – cosa che lui conosceva bene – ma per la soddisfazione di averla selezionata come modella per la sua Santa Caterina d’Alessandria. La posizionò poco distante da una delle grandi finestre e iniziò a osservarle il viso come se non l’avesse mai visto prima, mentre lei ruotava gli occhi come una lucertola nel vano tentativo di sottrarsi a quello sguardo smanioso […]

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