Al Museo Galileo di Firenze una mostra virtuale sulle origini delle teorie moderne di spazio e vuoto firmata da un ricercatore Unimc


Online fino al 2030 il percorso digitale curato da Tommaso De Robertis nell’ambito del progetto JOPHIL: manoscritti rari e nuove chiavi di lettura tra antichità e Rinascimento dell’opera di Giovanni Filopono.

È online da pochi giorni una novità che unisce ricerca d’eccellenza, storia della scienza e innovazione digitale: una nuova mostra virtuale, ospitata sul sito del prestigioso – e cliccatissimo – Museo Galileo di Firenze, e curata da Tommaso De Robertis, Marie Curie Fellow presso l’Università di Macerata.

Il Museo Galileo rappresenta una delle istituzioni più prestigiose a livello internazionale dedicate alla storia della scienza: con sede nel cuore di Firenze, conserva strumenti scientifici originali – tra cui quelli dello stesso Galileo – e promuove numerose attività di ricerca, divulgazione e progetti innovativi capaci di rendere il sapere scientifico accessibile a un pubblico ampio.

La nuova mostra virtuale nasce nell’ambito del progetto europeo JOPHIL, "Ridefinire i fondamenti della «nuova scienza»: Giovanni Filopono e le teorie moderne sullo spazio e il vuoto" ("Re-orienting the foundations of ‘new science’: John Philoponus and the modern theories of space and void (1520–1604)"), offrendo uno sguardo affascinante sulle origini delle moderne concezioni di spazio e vuoto.

"Nel mondo contemporaneo – spiega il curatore - si dà per scontata l'idea che lo spazio abbia tre dimensioni: altezza, larghezza e profondità. Tuttavia, per secoli, la concezione dominante dello spazio è stata quella formulata da Aristotele, fondata su una visione bidimensionale: altezza e larghezza, ma non profondità. Il primo autore a mettere in crisi la teoria di Aristotele fu Giovanni Filopono, filosofo e scienziato vissuto nelle terre dell'attuale Egitto tra il V e il VI secolo. Le opere di Filopono, riscoperte e tradotte nell'Italia del Rinascimento, ebbero un impatto decisivo sulla formazione delle nuove teorie spaziali in Europa nella prima età moderna".

La mostra, disponibile sia italiano che in inglese, racconta questa storia: ripercorre il processo di riscoperta e diffusione delle idee di Filopono, evidenziandone l’influenza su studiosi europei tra il XVI e il XVII secolo e il loro ruolo nella nascita della “nuova scienza”, con la possibilità di navigare tra magnifici manoscritti illustrati e pregiati volumi normalmente non accessibili al pubblico. Il progetto JOPHIL contribuisce così a ripensare le narrazioni tradizionali sulla storia della scienza, valorizzando il contributo di pensatori non europei e rivelando la natura interculturale delle origini della scienza moderna.

"Questa iniziativa - sottolinea De Robertis - rappresenta un modello capace di coniugare rigore scientifico e accessibilità, progettato per essere efficace nel raggiungere pubblici diversi, inclusivo nei contenuti ma anche nella prospettiva, e sostenibile nel tempo grazie alla sua dimensione digitale e aperta. Un progetto, insomma, che dimostra come la ricerca possa dialogare con la società in modo innovativo, ampliando l’impatto culturale e sociale della conoscenza". La mostra sarà accessibile nel sito del Museo Galileo https://mostre.museogalileo.it/filopono fino a marzo 2030.

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