Scuola, Iacono (PD): 'Sui percorsi abilitanti inaccettabile disparità di trattamento tra sistema pubblico e privato'


"Quella che si sta consumando è una grave ingiustizia ai danni di migliaia di aspiranti docenti. Un fallimento organizzativo che rischia di trasformarsi in una discriminazione inaccettabile tra chi può permettersi percorsi più costosi e chi no".

È una denuncia netta quella della parlamentare PD Giovanna Iacono, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Università e della Ricerca e dell’Istruzione e del Merito sulla gestione dei percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 CFU.

"I ritardi accumulati sono evidenti e ingiustificabili: iscrizioni prorogate fino a fine febbraio e corsi avviati tra fine marzo e inizio aprile comprimono drasticamente i tempi. In queste condizioni, per molti candidati diventa materialmente impossibile conseguire l’abilitazione entro il 30 giugno 2026".

Una situazione che rischia di avere conseguenze pesantissime: "Dopo aver pagato fino a 2.000 euro, migliaia di aspiranti docenti potrebbero essere esclusi dalla prima fascia delle GPS 2026 per responsabilità che non sono loro. È inaccettabile".

Al centro della denuncia anche una evidente disparità di trattamento tra sistema pubblico e privato: "Si sta creando un doppio binario, dove chi può permettersi percorsi più onerosi riesce a rispettare le scadenze, mentre altri restano indietro a causa di inefficienze organizzative. Non è questo il principio di uguaglianza che deve garantire lo Stato".

"Se non si interviene subito – prosegue Iacono – migliaia di persone perderanno un anno di lavoro, con un danno economico e professionale enorme, mentre il sistema scolastico continuerà ad alimentare precarietà".

Per questo si chiede al Governo un intervento urgente e concreto per garantire tempi certi e uniformi per tutti gli atenei, prorogare i termini per lo scioglimento della riserva nelle GPS 2026 e prevedere misure di tutela per gli iscritti, anche rispetto ai costi già sostenuti.

"Non si possono chiedere sacrifici economici ai giovani e poi lasciarli soli davanti a disfunzioni del sistema. Il Governo intervenga subito: è una questione di equità, credibilità delle istituzioni e rispetto per chi vuole insegnare".

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