TECNOPOTERE
Negli ultimi anni abbiamo
assistito a un cambiamento silenzioso ma radicale: la politica non si presenta
più come un luogo di decisioni, ma come un flusso continuo di immagini, gesti,
provocazioni. Non è un fenomeno marginale. È una trasformazione culturale che
riguarda tutti, perché modifica il modo in cui ci informiamo, discutiamo,
partecipiamo.
La tecnologia non è più un
semplice strumento nelle mani del potere. È diventata l’ambiente in cui il
potere vive, si muove e si legittima. E questo cambia tutto.
Un tempo la politica aveva i suoi
rituali: congressi, assemblee, conferenze stampa. Oggi quei riti sono stati
sostituiti da un’altra liturgia: la performance.
- Il leader non parla: interpreta un ruolo.
- Il dibattito non si sviluppa: si consuma in
pochi secondi.
- La decisione non si spiega: si annuncia con un
gesto virale.
La politica è diventata un
palcoscenico che non si spegne mai. E in questo palcoscenico, ciò che conta non
è la complessità, ma la visibilità. Non la coerenza, ma la tensione narrativa.
Non la responsabilità, ma l’effetto.
Il risultato è che il leader
assomiglia sempre più a un personaggio: deve sorprendere, deve dividere, deve
mantenere alta l’attenzione. La politica si trasforma così in una serie senza
fine, dove ogni episodio deve superare il precedente.
La tecnologia non si limita a
diffondere i messaggi: li ordina, li amplifica, li premia o li cancella. Gli
algoritmi decidono cosa vediamo, quanto lo vediamo e in quale forma.
Questo significa che:
- il potere non parla più ai cittadini, ma agli
algoritmi
- la comunicazione non segue la logica del contenuto,
ma quella dell’engagement
- la realtà viene filtrata, semplificata, polarizzata
In questo ambiente, la politica
non può più permettersi la complessità. Deve essere breve, emotiva, immediata.
Deve funzionare come un contenuto.
E quando la politica diventa
contenuto, il cittadino rischia di diventare pubblico.
Il vero pericolo non è la
tecnologia in sé, ma la perdita di orientamento. Quando tutto è spettacolo,
diventa difficile distinguere ciò che accade da ciò che appare.
- Le emozioni sostituiscono i fatti.
- Le reazioni sostituiscono le analisi.
- La velocità sostituisce la comprensione.
Il potere, in questo scenario, non
deve più convincere: deve intrattenere. E un potere che intrattiene è un potere
che non risponde più delle proprie scelte, perché ogni scelta è assorbita dal
flusso.
Per questo è fondamentale
recuperare un minimo di distanza critica. Non per diffidare di tutto, ma per
non lasciarsi trascinare da un ritmo che non abbiamo scelto.
La tecnologia non cambia solo i
mezzi della politica: cambia il suo immaginario. Il leader diventa un
personaggio. La politica diventa una narrazione. La realtà diventa una
timeline.
È un immaginario potente,
seducente, che funziona perché è semplice. Ma proprio per questo va osservato
con attenzione altrimenti andiamo incontro ad un nuovo immaginario: il
tecnopotere.
Capire come funziona non significa
rifiutarlo. Significa non esserne travolti.
-
Semplificazione:
Il potere oggi non governa:
scorre e sposta
Non decide: lampeggia.
Non convince: distrae.
E mentre tutti seguono la
trama, lui scopre che l’unica cosa davvero stabile è il dito che scorre verso
il basso.
Mettiamoci in guardia
La verità è che nessuno di noi è
immune.
La tecnologia non ci manipola con
la forza, ma con la distrazione.
Non ci comanda: ci accompagna, ci
semplifica, ci rassicura. E proprio per questo rischiamo di non accorgerci
quando smettiamo di scegliere e iniziamo a reagire.
Il pericolo non è “loro”.
Il pericolo è la nostra
abitudine a non fermarci più, a non chiederci da dove arriva ciò che
vediamo, perché ci emoziona, perché ci divide.
La difesa più semplice - e più
rivoluzionaria - è recuperare un gesto che sembra piccolo ma non lo è:
prendersi un momento per
pensare prima di condividere, prima di indignarsi, prima di credere.
Non serve diventare esperti.
Serve solo ricordare che la nostra
attenzione è un bene prezioso, e che chi la controlla, controlla anche una
parte della nostra libertà.
E la libertà, quando si perde, non
fa rumore.
E quando il rumore è ovunque, ci
ritroviamo in una società
senza colore -
dove tutto brilla, ma nulla illumina.
Regola finale che pone attenzione:
Il potere corre veloce, ma la
coscienza cammina.
E se non la aspettiamo,
rischiamo di arrivare puntuali all’inganno e in ritardo alla verità.
9 marzo 2026
Giuliano
Martini Ascalone


0 Commenti