La mozione approvata all’unanimità del Consiglio regionale della Puglia alla mozione che chiede di modificare l’articolo 60 del Codice doganale europeo, che oggi consente di “italianizzare” prodotti ottenuti da materie prime straniere semplicemente attraverso una lavorazione finale sul territorio nazionale
ANTONIO SPERANZA - il via libera all’unanimità del Consiglio regionale della Puglia alla mozione che chiede di modificare la disciplina europea sull’origine doganale dei prodotti agroalimentari si segna un passaggio politico importante nella battaglia per la trasparenza in etichetta e la tutela del vero Made in Italy in un contesto in cui il 91% dei cittadini chiede chiarezza su ciò che porta in tavola e considera l’indicazione dell’origine degli alimenti fondamentale per garantire scelte consapevoli che riguardano non solo qualità e salute ma anche il sostegno all’economia e ai territori. È quanto sottolinea Coldiretti Puglia che ringrazia il consigliere Antonio Tutolo per aver presentato la mozione fortemente voluta dall’Organizzazione, evidenziando come il voto compatto del Consiglio regionale pugliese, che impegna il Presidente e la Giunta regionale presso le istituzioni europee, rappresenti un segnale forte nei confronti dell’Unione europea per superare un sistema che oggi consente di attribuire l’origine italiana ai prodotti sulla base dell’ultima trasformazione anche quando le materie prime arrivano dall’estero
Al centro della richiesta avanzata da Coldiretti, che ha trovato il pieno sostegno del Consiglio regionale della Puglia, c’è proprio la revisione dell’articolo 60 del Codice doganale europeo, che oggi consente di “italianizzare” prodotti ottenuti da materie prime straniere semplicemente attraverso una lavorazione finale sul territorio nazionale, un meccanismo che, secondo Coldiretti, penalizza gli agricoltori e inganna i consumatori.
Oggi, nonostante i passi avanti fatti negli anni, l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta – insiste Coldiretti Puglia - non riguarda ancora tutti i prodotti alimentari, restano escluse categorie diffuse come i legumi in scatola, la frutta trasformata in marmellate e succhi, il grano utilizzato per pane e biscotti, fino agli alimenti somministrati nella ristorazione, un vuoto normativo che contribuisce ad alimentare confusione e favorire pratiche poco trasparenti. La battaglia per l’etichettatura di origine obbligatoria rappresenta da sempre uno dei capisaldi dell’azione di Coldiretti, portata avanti anche a livello europeo con una proposta di legge di iniziativa popolare per estendere l’obbligo a tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione.
Il tema della trasparenza si intreccia – incalza Coldiretti Puglia - con quello della difesa del patrimonio agroalimentare nazionale, uno dei pilastri dell’economia italiana, un sistema però esposto a minacce sempre più rilevanti, a partire dal fenomeno dell’Italian sounding, che vale circa 120 miliardi di euro, quasi il doppio dell’export agroalimentare italiano. Da qui la necessità di rafforzare anche gli strumenti di contrasto alle frodi, con norme più severe – chiede Coldiretti Puglia - contro le contraffazioni e le pratiche ingannevoli, e di garantire controlli più efficaci lungo le frontiere europee, dove continuano a transitare prodotti che non rispettano gli stessi standard imposti agli agricoltori italiani.
Non mancano le criticità legate – aggiunge Coldiretti Puglia - alle importazioni di materie prime agricole, spesso ottenute con pratiche vietate in Italia, che determinano una concorrenza sleale e mettono a rischio la sicurezza alimentare, da qui l’urgenza di intervenire anche sui limiti dei residui e sulla tracciabilità dei prodotti trasformati.
In questo scenario, la decisione del Consiglio regionale pugliese rafforza una battaglia che unisce agricoltori e cittadini, già avviata da Coldiretti con il “Patto con il consumatore” e sviluppata attraverso esperienze come Campagna Amica, la più grande rete europea di vendita diretta che mette in contatto produttori e consumatori. Ora l’obiettivo è portare questa richiesta a livello europeo – conclude Coldiretti Puglia - per arrivare a regole più giuste e trasparenti che mettano finalmente al centro l’origine reale delle materie prime e non solo il luogo dell’ultima lavorazione.


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