Cinema. Dal 17 marzo 2016 arriva "Kung Fu Panda 3" nelle sale italiane

Una delle saghe d'animazione di maggior successo al mondo torna al cinema dal 17 marzo: Kung Fu Panda 3. Alla co-regia (con Jennifer Yuh Nelson) di questo terzo episodio c'è un italiano: Alessandro Carloni, 38 anni nato a Bologna, cresciuto ad Urbino da papà illustratore a cui deve la passione per le arti visive e dalla mamma appassionata di letteratura, da cui ha invece preso la passione per la narrativa.  Carloni ha tenuto una lezione di cinema e animazione. "Per me la funzione principale del regista non è raccontare storie ma creare personaggi - ha esordito -. Un personaggio pessimo, insopportabile, rovinerà una storia per quanto questa possa essere bella. Così anche con Po abbiamo dovuto ribaltare il personaggio: all'inizio l'avevamo immaginato più cinico, ma non funzionava. Così abbiamo pensato ad esaltare e a giocare con il suo amore per il kung fu. Il personaggio deve amare qualcosa, perché è l'unico modo affinché il pubblico lo ami, serve l'empatia". In questo nuovo ci sono personaggi nuovi: "Ci siamo chiesti di cosa avesse bisogno la storia - ha spiegato Carloni -. È arrivato così il nuovo personaggio del padre. All'inizio il padre era duro, rigido, insopportabile. Nessuno l'avrebbe amato. Allora abbiamo pensato: se abbiamo amato Po per la sua semplicità e bontà, perché non fare il padre tale e quale a lui?! La storia è importante, è fondamentale, ma mai a discapito del personaggio. Una volta che avete un personaggio che amate potrete creare una avventura, qualsiasi essa sia. Se fai dei buoni personaggi alla fine crei dei nuovi amici per i loro fans ed è quello che tutte le volte mi fa iniziare un nuovo progetto con entusiasmo, perché so che ci sono migliaia di persone che aspettano anche anni per 'rivivere' del tempo con i loro personaggi preferiti". 
Il regista italiano conclude con un suggerimento ai ragazzi: "Se avete delle buone scuole siete già fortunati, ma nel frattempo datevi da fare proprio dal punto di vista del lavoro: fate esperienza, perché un film è una esperienza fortemente collaborativa e, per quello che mi riguarda, puoi essere un genio del disegno ma se hai passato la vita a disegnare in camera da solo non potrai mai partecipare alla realizzazione di un film. Io il mestiere l'ho imparato lavorando, sono andato in Germania, Inghilterra e Danimarca prima di arrivare alla DreamWorks". 

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